Reddito di Base: Proposte e Conclusioni

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Abbiamo esaminato diversi degli aspetti connessi al reddito di base. Crediamo d’aver dimostrato che l’istituzione di questa proposta legislativa non solo è possibile, ma realmente necessaria.

Vivere in un Paese dove funziona un reddito di base non è un salto nel buio: esistono numerosi e sufficienti esperimenti su tale tema. I risultati di queste prove, consideriamo in special modo quella in Kenya, dimostrano che le paure degli oppositori sono in gran parte destituite di fondamento. Anzi, l’istituzione del reddito di base mostra d’essere un’iniziativa che supera l’area dell’assistenzialismo puro per traboccare in quello dello sviluppo economico, sociale e personale di ciascuno. Si tratta, in concreto, di realizzare un reddito universale che, per chi ha redditi sufficienti, si tradurrà in una sorta di detrazione fiscale indiretta. Per chi non possiede redditi a sufficienza per vivere con dignità, il reddito diventerà un’assegnazione netta.

La sua universalità permetterà al beneficiario di non essere indicato come un parassita della società. I vantaggi del reddito di base, quando sufficiente, andranno ben oltre quanto già descritto. Una persona tranquilla economicamente è un pilastro per una società meno violenta e più coesa. Una persona che si sente parte di una società, e non un peso, costa meno al sistema sanitario, a quello giudiziario e dell’ordine pubblico. Una società in queste condizioni, sarà più serena, pacifica, creativa, ricca.

Proposte

È necessaria una redistribuzione delle ricchezze dagli smisuratamente ricchi verso i più poveri, in maniera tale da diminuire le eccessive disuguaglianze oggi esistenti. È possibile approssimarsi alla realizzazione di una società solidale individuando dei giusti finanziamenti al reddito di base.

In questo studio, abbiamo dimostrato che il pur enorme costo del reddito di base (circa 250 miliardi, come abbiamo calcolato), è auto finanziabile tramite il contemporaneo riordino di alcune voci dell’attuale bilancio dello Stato (bonus fiscale, finanziamenti all’assistenza e per il lavoro), la soppressione dei trattamenti fiscali sostitutivi e delle detrazioni fiscali, l’eliminazione delle varie agevolazioni erariali settoriali, l’aumento delle tasse patrimoniali già esistenti (sul risparmio e sulle successioni) e, eventualmente, una rideterminazione più progressiva delle aliquote dell’imposta sul reddito. L’art. 53 della nostra Costituzione è chiarissimo in proposito: non è possibile prevedere una flat tax come invece suggerito dagli spagnoli di Red Renta Basica.

Si tratta, indubbiamente, di una operazione tecnica ciclopica ma che va realizzata in un’unica soluzione.

Tale riforma, necessariamente, comporterà una minoranza di scontenti. Questi, tuttavia, se avranno una visione ampia, oltre l’immediato calcolo economico personale, potranno ottenere col tempo dei guadagni.

È indispensabile che un tale riordino giunga dopo un ampio e onesto dibattito pubblico tra coloro che sono convinti di questa soluzione e quelli che dubitano. Un dibattito accademico che esamini i pro e i contro della riforma. Non sarà auspicabile, invece, perché produrrebbe solo confusione e cattiva informazione, uno scontro prevenuto tra i partiti politici pro e contro. I mass media dovranno dare centralità a questo dibattito epocale. Le persone dovranno essere coinvolte, con interviste e sondaggi e, perché no, anche con un referendum consultivo. Questa riforma dovrà essere di tutti, la sua accettazione convinta.

Conclusioni

Il reddito di base è perfettamente finanziabile, abbiamo sufficiente denaro per questo.

Diverso è il tema dell’esistenza di una volontà politica per la sua implementazione. I nostri rappresentanti politici hanno una scelta di fronte: ascoltare le forze capitaliste e finanziarie che vogliono mantenere lo status quo, e quindi un «esercito industriale di riserva» [1], oppure affrontare per tempo, e in maniera democratica, le problematiche di coesione sociale che si stanno via via sempre più evidenziando. Arrestare la spirale di violenza nella quale si sta attorcigliando la nostra società è possibile: la soluzione non si chiama potenziamento delle forze di sicurezza ma semplicemente reddito di base.

Umanisti per il Reddito di Base

«Uno strumento che disincentiva il lavoro» (Vincenzo Boccia, presidente di Confindustria, 16 gennaio 2019). «Siamo contrari al reddito di cittadinanza perché non genererebbe sviluppo per le imprese» (Cesare Fumagalli, segretario generale di Confartigianato, 14 dicembre 2018). «Spingerà molti a non cercare più lavoro, molti a lasciare lavori perché tanto paga lo Stato» (Silvio Berlusconi, leader di Forza Italia, 4 ottobre 2018). «Mettono soldi per chi non lavora» (Matteo Renzi, leader del Partito Democratico, 21 ottobre 2018).

Dichiarazioni e commenti di industriali, politici e opinionisti apparsi sui media mainstream in questi ultimi mesi evidenziano chiaramente la presenza di un fronte comune che avversa quel reddito di cittadinanza che è appena un barlume di luce rispetto al reddito di base. Questa cattiva propaganda, cui i media mainstream fanno da martellante cassa di risonanza, rischia di confondere i cittadini e impone una risposta.

Si rende indispensabile la costituzione di un soggetto associativo che conduca prima un impegno di sensibilizzazione, informazione e formazione presso la base sociale e, successivamente, una pressione politica su partiti e sindacati.

Questo nuovo soggetto potrebbe aggregare quegli individui, gruppi, media indipendenti che, uniti da una visione umanista e nonviolenta, desiderino impegnarsi per spezzare la catena della schiavitù dall’impiego retribuito, invertire il paradigma che vuole che si lavori per sopravvivere e non per piacere. Ma anche riconoscere e valorizzare il lavoro di cura, emancipare le donne, aumentare la forza di negoziazione dei lavoratori e migliorare i contesti ambientali di lavoro. In definitiva, un’associazione tra coloro che ritengano il reddito di base come un diritto umano universale.

In tale ottica è stato realizzato un sito web, redditodibase.org, che possa essere veicolo di informazione, a fianco quelli – pensiamo a BIN Italia – già esistenti in materia di reddito di base, e, soprattutto, primo punto virtuale di incontro tra coloro che desiderano costituire questa associazione cui piace dare il nome di “Umanisti per il Reddito di Base”.

Si tratterebbe di una associazione di cui non mancano esempi a livello internazionale: dai già citati spagnoli di Humanistas por la Renta Básica Universal (HRBU) ai tedeschi di Bürgerinitiative bedingungnsloses Grundeinkommen.

Penso che questa presentazione possa ben concludersi riportando il pensiero di un filosofo umanista contemporaneo, Silo:

la violenza nell’uomo, mossa dai desideri, non rimane racchiusa nella sua coscienza, come una malattia, ma agisce anche nel mondo degli altri uomini, si esercita sul resto degli esseri umani. Non credere che quando parlo di violenza io mi riferisca solo alla guerra ed alle armi con cui gli uomini distruggono gli uomini: questa è una forma di violenza fisica. C’è una violenza economica. La violenza economica è quella che ti fa sfruttare l’altro; eserciti violenza economica quando derubi l’altro, quando non sei più il fratello dell’altro ma un animale rapace nei confronti del tuo fratello. […] Questo mondo sta per esplodere e non c’è modo di porre termine alla violenza! […] Fratello mio: segui regole semplici, come sono semplici queste pietre, questa neve e questo sole che ci benedice. Porta la pace in te e portala agli altri. Fratello mio, là nella storia c’è l’essere umano che mostra il volto della sofferenza: guarda quel volto pieno di sofferenza… ma ricorda che è necessario andare avanti, che è necessario imparare a ridere e che è necessario imparare ad amare [2].

Note

[1] MARX Karl (1859, o.l.), Il Capitale, libro I, cap. 23.3: «L’esercito industriale di riserva preme […] sull’esercito operaio attivo e ne frena, durante il periodo della sovrappopolazione e del parossismo, le rivendicazioni».

[2] SILO (Punta de Vacas, maggio 1969, o.l.), La Guarigione della Sofferenza.

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2 risposte

  1. Pasquale Grosso ha detto:

    Sono un invalido al 100 percento, mia moglie è anche lei invalida all’82 percento, abbiamo una figlia minore di 12 anni, viviamo anche in un alloggio ERP, regolarmente assegnatomi dal comune di Bisceglie, per abuso di potere, terzo in graduatoria, con inadeguatezza alle nostre condizioni di salute, Vorrei senza nessun impedimento poter fare domanda per il reddito di base universale, poichè con le nostre entrate non riusciamo ad arrivare a fine mese, poichè ci sono i quotidiani rincari più del doppio, di utenze, alimentari, abbigliamento e tutto ciò che serve per la quotidiana sopravvivenza, per sopravvivere ci rivolgiamo indignitosamente alla caritas, ma vorremmo non farlo ed avere anche noi una nostra dignità per poter fare acquisti di sopravvivenza come tanti criticoni, ci potete aiutare ?

  2. Redazione ha detto:

    Caro Pasquale, noi di Reddito di Base.org non possiamo aiutarti. Devi aiutarti da solo, aggregandodi a compagni di lotta. L’individualismo non aiuta te e la tua famiglia. Devi comprendere che è il capitalismo, il libero mercato, il nemico. Questi fanno aumentare i prezzi. Serve un ritorno allo stato sociale. Ci sono di certo a Bari, se non a Bisceglie, organizzazioni anti capitaliste, contattale.

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